Tre possibili soluzioni ai maggiori problemi italiani: immigrazione, pubblica amministrazione, lavoro

Anche se il nostro Paese sta vivendo un periodo di grandi cambiamenti: l’evidente malessere economico tende a scoraggiare i più giovani, che oggi immaginano, sin dalla più tenera età, un futuro lavorativo all’estero in cerca di carriera. Le statistiche recenti evidenziano come le fasce d’età più giovani siano quelle più colpite da una forma di “rassegnazione apatica” sulle possibilità di sviluppo economico e sociale sul proprio territorio, indicando tra le possibili cause del malessere la scarsa consistenza della situazione politica, sempre più “in stallo” ed incapace di affrontare le problematiche ammnistrative, economiche e sociali, e i tanti problemi che rendono il bel Paese sempre meno “bello” di quello che sembra, in primis la criminalità, l’immigrazione clandestina, l’inefficienza dei servizi al cittadino.

L’Italia è sempre più davanti ad un vero e proprio bivio: gettare le basi per attuare riforme concrete – come peraltro hanno realizzato diversi Paesi con problemi analoghi, come il Portogallo – oppure rimanere ancorato alle vecchie e cattive abitudini.

Le pubbliche amministrazioni, nonostante la volontà di ristrutturazione, sono vittima un numero ancora troppo folto di dirigenti e funzionari, con ricchi stipendi, e di un esercito di dipendenti relegati in uffici dalla scarsa produttività. Oggi, applicazioni ed innovazione informatica potrebbero ridurre enormemente le spese ed aumentare la produttività, consentendo l’impiego del personale in mansioni diversificate.

Si attendono riforme urgenti sul lavoro: deve essere detassato e pronto a guardare il mercato estero alla ricerca di investitori e capitali da portare in Italia. È necessario ristrutturare e semplificare il fisco, rendendolo più vicino alle aziende e ai cittadini. Creare le giuste infrastrutture affinché le imprese spingano per valutare la possibilità di investire da noi.

Quello dell’immigrazione clandestina e degli sbarchi è purtroppo un problema forse più esteso di quello che attualmente sembra. L’ipotesi migliore da prendere in considerazione è quello di stringere accordi con Libia e Tunisia per realizzare – a spese dell’Europa – centri di accoglienza direttamente sulle coste africane. In tal modo, si eviterebbero tragedie in mare, verrebbe danneggiata la classe criminale dei cosiddetti “scafisti” e si ridurrebbe, all’interno dei confini italiani, la pressione e le difficoltà dovute alla gestione degli immigrati accolti nei diversi comuni italiani. Il futuro del Paese va scritto oggi, dalle riforme e dalla volontà di cambiare.